Le Buone Maniere, il Galateo, il Bon Ton. Roba ridicola?

Avete notato il sorrisino di sufficienza di taluni, quando si parla di buone maniere? Ecco qualche spunto di riflessione.

Frequentare un corso di comportamento a volte viene visto con un sorriso di leggerezza, come per dire: “si, che bella cosa carina, ma abbiamo cose da fare che hanno più priorità: il budget, il business plan, i nostri stakeholder e via dicendo. Poi, se c’è tempo, facciamogli fare qualche workshop per comprendere un po’ di regole del buon convivere….”

È proprio un tema così secondario, da alcuni considerato addirittura superfluo o fuori dai nostri tempi? Vediamo un poco di definire, dal mio modesto punto di vista, cosa può significare prendersi del tempo per imparare, rinfrescare o anche solo pensare ai propri modi di fare e del loro effetto sugli altri. Provo a farlo mettendo a confronto normali situazioni di vita. Giudicate Voi. Uso il mio nome nel maschile e al femminile, per non indicare persone specifiche. Così nessuno si deve sentire additato o coinvolto personalmente.

Caso A1). Fabrizio entra in ufficio. Ha avuto un brutto risveglio, pensieri fastidiosi con poca voglia di andare in ufficio. Entra guardando in basso, con lo sguardo cupo, mormorando un incomprensibile “ciao” senza guardare in faccia nessuno. Si siede e comincia a battere nervosamente sulla tastiera …

Caso A2) Fabrizio entra in ufficio nello stato d’animo descritto nel caso A1. Entra guardando in faccia la collega che incontra all’ingresso, dicendo, “buongiorno Fabrizia, Ti auguro una buona giornata”, regalandole un sorriso, che anche sotto alla mascherina si nota,  guardando gli occhi.

Caso B1) Fabrizia è ai vertici di una azienda. Verso le 10:00 decide di scendere alla macchinetta del caffè per prendersi qualcosa di caldo. Passa davanti ad una decina di collaboratrici e collaboratori. Essendo immersa nelle tante scocciature giornaliere, guarda dritta davanti a sé fino a raggiungere la macchinetta vending. Prende il caffè, si gira e torna nel suo ufficio. Non ha salutato nessuno, non si è fermata a fare due chiacchiere, aveva cose troppo serie ed importanti da fare e poco tempo, e questo poco tempo non certo per soffermarsi a parlare con chicchessia.

Caso B2) La Direttrice Fabrizia è stanca e stufa delle diverse cose che ha da fare. Alle 10:00 si alza dalla sedia e chiede al suo assistente Fabrizio “vuoi un caffè? Dai che ci prendiamo una pausa”. Tutto ciò accompagnato da un sorriso, seppur stanco. Un sorriso autentico e di stima per Fabrizio, che lavora intensamente da tanti anni in azienda. Alla macchinetta Fabrizia e Fabrizio incontrano altre colleghe e colleghi, e tutti si fermano a scambiare due parole.

Caso C1) Riunione di lavoro. Fabrizio arriva con fare nervoso ed entra in sala riunioni superando colleghe e colleghi più lenti a muoversi. Con questo modo rapido Fabrizio ha voluto fare notare che bisogna sbrigarsi, che non c’è tempo per chiacchiere e che la situazione è seria. Inizia la riunione dicendo: “non perdiamo altro tempo, mettiamoci sotto evitando di distrarci. Voglio risultati subito, e chi non se la sente, può anche tornare alla propria scrivania”. L’atmosfera in sala riunioni è scesa vicino al punto di solidificazione dell’acqua.

Caso C2) Riunione di lavoro. Fabrizio è sotto pressione, ha necessità di risolvere alcune problematiche importanti ed urgenti. Per questo ha bisogno del Suo team. La riunione inizia puntuale, con queste parole: “Vi ringrazio di essere presenti (e Fabrizio usa un tono gentile e calmo, non stressato o pesante). Ho bisogno di ognuno di Voi per affrontare questa sfida. Adesso Vi illustro la situazione, per poi sentire l’opinione di ognuno di Voi. Sapete che Vi stimo molto, ognuno ha delle capacità individuali. Se le mettiamo insieme, ce la facciamo. Vi ringrazio sin d’ora per le Vostre idee”.

I casi sono forse banali ed ovvii. Chiedo comunque a chi legge, se sia così difficile essere solo un poco più educati, gentili e corretti con le persone?

Nella teoria ormai sappiamo che si usa descrivere la differenza tra Leader e Capo. E che sia meglio condividere idee e fare esprimere opinioni invece di dirigere e comandare senza rispettare le idee degli altri. È ovvio che il responsabile ha responsabilità diverse dai suoi collaboratori o collaboratrici, e quindi in genere viene pagato meglio ed ha più pesi sulle spalle. Nessun dubbio. Ma ciò lo legittima ad essere scortese, antipatico, a volte anche volgare o supponente? O, peggio, finto gentile, non autentico?

E qui passo alla tesi di questo articolo. Dico che ognuno può imparare (change), anche se si ritiene convinto di essere al top della educazione, a comportarsi in maniera ancora più gentile, cordiale, educata e rispettosa. E non è per me una questione di forma. La solita frase che a volte si sente dire, con convinzione e battendosi sul petto, è: “io bado più alla sostanza che alla forma”. Una bugia. Una scusa. Cosa costa dire le cose in maniera garbata e gentile rispetto ad un modo brusco e scortese. La fretta non vale come spiegazione (scusa). Le parole da usare sono più o meno le stesse di numero (non di contenuto). E tanto meno lo status autorizza a trattare con sufficienza collaboratrici o collaboratori. Semmai è il contrario. Dale Carnegie (1888 – 1955), scrittore ed insegnante, diventato famoso trattando temi di sviluppo personale, leadership e del parlare in pubblico, scrisse (citando a sua volta lo psicologo J.V. Mc Connell della Università del Michigan): “La gente che sorride tende a cavarsela meglio, a insegnare meglio, a vendere meglio e a crescere figli più felici. C’è più comunicatività in un sorriso che in una minaccia. Perché l’incoraggiamento è un sistema educativo più efficace della repressione.”

Chiedo ai lettori più critici di non banalizzare cose come il sorriso, il salutare, il guardare negli occhi quando si parla con qualcuno, il non rispondere al telefono quando si è in un colloquio e via dicendo. Non è ‘solo’ forma, è forma e sostanza insieme. Rispetto per l’altro. Se vogliamo, il trattare gli altri con educazione, sempre, è la vittoria dell’altruismo sull’egoismo. E qui mi vengono in soccorso le definizioni trovate tramite un motore di ricerca in Internet dei due concetti di comportamento:” altruismo è a l’atteggiamento e il comportamento di chi ha la qualità (morale) di interessarsi al benessere dei propri simili. Questo concetto è applicabile sia nella biologia che nella psicologia, sociologia, antropologia e filosofia.” Di contro, l’egoismo è: “… un insieme di atteggiamenti e comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell’interesse del soggetto che ne è autore, il quale persegue i suoi fini anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo ecc.”

Insomma, nel mondo delle buone maniere, della gentilezza, del bon ton, saranno Fabrizio e Fabrizia a parlare bene di altri, a lodare chi ha fatto bene o si impegna con sincerità a fare bene, a stimolare chi ha un compito impegnativo da svolgere, a aiutare chi ha bisogno di aiuto. Mentre nel mondo che sorride con sufficienza su chi ci tiene a certi comportamenti, Fabrizio e Fabrizia parlano con fare superiore di altri, criticano chi ha sbagliato, danno un compito difficile ad un’altra persona se la prima non è riuscita a svolgerlo, fanno da sé perché ritiene che gli altri siano degli incapaci, facendolo notare sonoramente. E fanno sentire questa loro presunta superiorità a chi sta loro vicino. Hanno bisogno, questi due Fabrizio e Fabrizia, di sentirsi bravi, forti, i migliori, a scapito di altri. Attorno a loro: tristezza, demotivazione, paura, astio.

Esistono diverse ricerche ed articoli che attestano il fatto che, molto semplicemente, si lavora meglio, portando risultati di gran lunga migliori, quando l’ambiente lavorativo è educato, cortese, gentile, autentico e corretto. Sembra banale? Osservate bene il Vostro ambiente, e poi fatemi sapere.

Qualche semplice consiglio per stare meglio e fare stare bene gli altri:

– Saluta tutti, possibilmente dicendo il loro nome
– Sorridi, anche dietro alla mascherina
– Dai attenzione quando qualcuno Ti parla, e dimenticati lo smartphone
– Sii puntuale, rispetta il fatto che altri lo sono
– Se hai un appuntamento, non disdirlo all’ultimo momento se non per motivi seri. Altrimenti è come dire: “ho cose più importanti da fare che vedere Te”.
– Se hai un ruolo di responsabilità, guida e incoraggia gli altri
– Se non sai qualcosa, ammettilo con franchezza ed impara da chi invece sa
– To be continued …

Per concludere, alcune delle tante frasi dette sui temi appena trattati, per pensarci un poco su. Grazie per l’attenzione.

Fabrizio Galli Zugaro

 

Le buone maniere sono una forma superiore di intelligenza. E infatti “le persone intelligenti sono sempre gentili”: lo diceva Jean Paul Sartre. (Barbara Ronchi della Rocca)

Le buone maniere sono la consapevolezza sensibile dei sentimenti degli altri. Se hai quella consapevolezza, hai delle buone maniere, non importa quale forchetta tu stia usando. (Emily Post)

Le buone maniere apriranno porte che la miglior istruzione non riesce ad aprire. (Clarence Thomas)

Quando si parla di galateo, alcuni immaginano un vecchio libro tutto impolverato sepolto in una libreria d’altri tempi. A me invece fa pensare agli innumerevoli gesti di maleducazione che ogni giorno siamo costretti a subire da persone che senza ombra di dubbio non si definirebbero mai come scostumati
(Cristina Isacco)

Una cosa è certa: se, a partire dall’asilo, si insegnassero ai bambini – a prescindere da ogni inaccettabile settarismo – le più elementari maniere di comportarsi (…) le cose andrebbero meglio, per lo meno non porterebbero a quella discrepanza tra le diverse provenienze familiari e sociali. Ossia tra le persone «comme-il-faut» (ossia che conoscono le buone maniere) e la grande maggioranza di coloro che non le conoscono o non le applicano affatto e di cui dobbiamo purtroppo subirci la presenza ubiquitaria. (Gillo Dorfles)

Galateo e Bon Ton – Fabrizio Galli Zugaro – Corsi di Comportamento – Fabrizio Galli Zugaro

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